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CLARA MOSCHINI

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Incendio ad Olbia: impianti ed autorizzazioni carenti aggravano i danni

Perizia della Procura: oltre 40 imbarcazioni distrutte, cinque indagati e criticità idriche

Secondo la perizia incaricata dalla Procura di Tempio Pausania, il vasto incendio che ad aprile ha devastato il capannone della Nautica Acqua a Cala Saccaia (zona industriale Cipnes Gallura, Olbia), con oltre quaranta imbarcazioni distrutte e danni stimati in decine di milioni di Euro, si sarebbe evitato con un impianto antincendio adeguato ed efficiente. I consulenti tecnici, gli ingegneri Federico Sommella ed Antonio Porcu, hanno rilevato l’assenza delle necessarie autorizzazioni antincendio e la non funzionalità dell’impianto idrico presente nell’edificio. Nella relazione i periti escludono che l’origine delle fiamme sia da ricondurre allo yacht Maori 54 “Chasing Unicorn”, in manutenzione nella seconda campata, ed affermano che l’imbarcazione non presentava guasti tali da avviare l’incendio che si è poi propagato alle altre barche. 

I consulenti certificano inoltre la tempestività delle operazioni dei Vigili del Fuoco: allertate le squadre del Comando di Sassari, intervennero mezzi da Olbia, Arzachena e Tempio e quelli speciali dell’aeroporto "Costa Smeralda", che operarono per tutta la notte del 22 aprile per spegnere e monitorare il rogo. Anche le azioni immediate del personale presente, con estintori, sono definite coerenti con le capacità disponibili. 

Sono cinque le persone attualmente indagate: Stefano Gaias (legale rappresentante di Nautica Acqua), gli addetti Salvatorica Fodde e Raffaele Virdis, e Federico Azara (legale rappresentante di Maori), tutti contestati per incendio colposo; per falso è indagato Alessandro Idini. La perizia pone l’accento sulle carenze impiantistiche ed autorizzative come fattori determinanti nella gravità dell’evento.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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