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CLARA MOSCHINI

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Prima settimana del conflitto: 6 miliardi di dollari e cambio tattico

Raid mirati su lanciatori e basi: Teheran conserva parte della capacità missilistica

Secondo quanto riportato dal "New York Times", funzionari del Pentagono hanno comunicato al Congresso che la prima settimana del conflitto ha generato costi operativi dell’ordine di 6 miliardi di dollari. Gran parte della spesa —circa 4 miliardi— sarebbe imputabile al consumo di munizionamento, in particolare intercettori impiegati per neutralizzare i razzi lanciati dall’Iran. Le forze statunitensi dispiegate nella regione supererebbero le 50.000 unità, con aerei carrier strike group (due portaerei), circa una dozzina di navi da superficie e decine di bombardieri e velivoli d’attacco proiettati in teatro. 

Fonti citate dal quotidiano sostengono che forze americane ed israeliane abbiano colpito nell’ordine di 4000 obiettivi, degradando la capacità iraniana di lanciare missili ed Uav contro Israele, basi statunitensi ed altri partner regionali. Valutazioni riservate indicate al Congresso stimano che l’Iran mantenga ancora circa la metà della sua capacità missilistica ed una percentuale superiore della sua flotta di droni. La progressiva compromissione delle difese aeree iraniane sta spingendo il Pentagono a privilegiare ordigni a guida di precisione lanciati da aeromobili —meno costosi e più disponibili rispetto a missili terra-terra— adattando la postura offensiva.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire se Teheran sarà in grado di sostenere ondate ripetute di attacchi di ritorsione.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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