Aeroporti Emilia‑Romagna: proposte e tensioni sul rilancio dei nodi
Conflitto su crescita, occupazione ed incentivi fiscali per potenziare gli scali minori
Dal fronte sindacale William Ballotta (Cisl Emilia‑Romagna) sollecita un disegno organico per il sistema aeroportuale regionale: niente contrapposizioni tra il ruolo internazionale dello scalo "Marconi" di Bologna e lo sviluppo degli altri aeroporti, ma una strategia di sinergie operative fra i quattro nodi per aumentare traffico-passeggeri e merci.
Secondo il sindacalista, il progetto deve perseguire un equilibrio tra crescita economica, tutela dell’occupazione, sostenibilità ambientale ed integrazione territoriale, attraverso la qualificazione e la specializzazione degli scali —Rimini a vocazione turistica, Forlì orientato sul business a corto raggio, Parma con mix turismo‑business (vedi AVIONEWS)— valorizzando l’effetto volano per l’area bolognese.
Contrario l’intervento di Federico Serra (Usb), che definisce il Pdl fondato su un modello obsoleto e sbilanciato verso una logica di “economia di guerra”, denunciando rischi di lavoro sottopagato e sfruttamento derivanti dall’enfasi sul solo movimento di merci e persone.
Michele Bufo, amministratore delegato di Gesap (Parma), condivide le perplessità sulla limitata dotazione finanziaria ma riconosce che il provvedimento può aumentare l’attrattività degli scali minori ed invertire tendenze storiche di sottoutilizzo. L'ad evidenzia l’impatto positivo della riduzione della “council tax” nell’attrarre compagnie europee e chiede misure di supporto più robuste nella fase iniziale, oltre ad investimenti infrastrutturali a terra per accogliere aerei di nuova generazione.
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