Caos a Washington: operazioni nel Golfo e contrasti politici
Tensioni sulla strategia verso Iran, ripercussioni sui mercati energetici e crisi Tsa
I repubblicani lamentano scarsa trasparenza dall’amministrazione: staff senatoriali, a volto coperto, esprimono scetticismo sul piano di Washington per il conflitto con l’Iran, denunciando briefing insufficienti.
Secondo una fonte della commissione esteri, la Casa Bianca "non ha un piano" per uscire dalla crisi e la convinzione diffusa è che lo scontro si prolungherà. Negli ultimi giorni i messaggi del presidente su "Truth" e le sue interviste hanno alzato il livello di confusione: giovedì ha parlato di "ridimensionamento" delle operazioni, mentre navi e marine sono già diretti nel Golfo Persico.
Il generale Brad Cooper, comandante del Centcom, ha riferito che le capacità iraniane di minacciare il traffico nello Stretto di Hormuz sono state ridotte. Contemporaneamente elicotteri Apache ed aerei A-10 hanno condotto raid; il Pentagono parla di intensificazione operativa. L’obiettivo dichiarato è ristabilire corridoi marittimi sicuri per far ripartire le spedizioni di greggio e raffreddare i prezzi, dopo il picco del Brent a 119 dollari.
L’intelligence militare valuta però che saranno necessarie ancora circa due settimane per bonificare le aree critiche e riaprire la navigazione. La coalizione per la sicurezza di Hormuz conta 22 Paesi, ma rimangono incertezze sulle regole d’ingaggio e sui contributi richiesti — Trump ha chiesto dragamine ed unità di superficie.
Sul fronte economico, il prezzo alla pompa negli Usa è salito di circa 0,94 dollari in tre settimane, toccando 3,92 $/gal, una variabile sensibile in vista dei midterm. Per calmare i mercati l’amministrazione ha autorizzato la vendita del greggio iraniano già caricato (circa 140 milioni di barili al 20 marzo), ma le transazioni finanziarie restano fortemente limitate: "Potranno vendere ma non incassare facilmente", osserva Fernando Ferreira di Rapidan Energy, mentre altri Paesi potrebbero sfruttare l’esenzione del tesoro.
Sul piano dei costi militari il Pentagono ha chiesto ulteriori 200 miliardi al Congresso, proposta contestata anche tra i repubblicani: esponenti come Lauren Boebert invocano priorità domestiche. Intanto l’amministrazione affronta crisi alla sicurezza aeroportuale: dipendenti Tsa senza stipendio da tre settimane, voli a rischio; Trump ha minacciato di schierare agenti Ice se non saranno sbloccati i fondi Dhs, mentre privati come Elon Musk si sono offerti di pagare salari. Infine il vertice con Xi Jinping in Cina, previsto per fine marzo, è stato rinviato: secondo "Politico" nuove date verranno fissate dopo la fase più acuta del conflitto, sebbene la Casa Bianca parli di normali ricalendarizzazioni.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency