Impennata del cherosene: ristrutturazioni e fallimenti tra i vettori aerei
Volatilità del carburante spinge coperture, tagli di capacità e fusioni/acquisizioni
L’impennata del prezzo del cherosene ed il rischio di carenze stanno comprimendo ulteriormente la già fragile ripresa del trasporto. I vettori aerei con risorse e strumenti di copertura riallocano capacità e ritoccano le tariffe; le realtà più piccole, invece, sopportano oneri finanziari insostenibili, osserva Fitch Ratings. Il carburante pesa tra il 25% ed il 35% dei costi operativi e, con quotazioni passate da 85–90 $/barile a 150–200 $/barile da quando sono stati registrati attacchi di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran il mese scorso, il conto per il settore aereo si prospetta pesante.
Tra i casi più evidenti figurano: Royal Air Philippines, costretta a sospendere tutti i voli commerciali e ad entrare in amministrazione: sarebbero tra 3000 e 4000 i passeggeri coinvolti, mentre l’operatività cargo prosegue.
In Gran Bretagna l’operatore regionale Eastern —dopo 28 anni di attività— aveva già azzerato i servizi passeggeri lo scorso anno; il curatore giudiziario ha invitato manifestazioni d’interesse sugli asset, senza tuttavia raccogliere offerte concrete.
Negli Stati Uniti, la low-cost Spirit, che secondo i resoconti ha attraversato due procedure di Chapter 11 nell’ultimo anno, ha presentato un piano di ristrutturazione che prevede una drastica riduzione dell’operatività ed una flotta target di circa 80 aeromobili, rispetto agli oltre 230 precedenti. Una possibile cessione o fusione è contemplata, ma la volatilità del carburante rende l’operazione complessa.
Lo scenario è dunque di crescente selettività: chi dispone di coperture e dimensione economica può attenuare l’impatto; chi è più piccolo rischia usura finanziaria rapida ed, in alcuni casi, la fuoriuscita dal mercato.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency