Meloni in visita in Algeria incontra il presidente Tebboune
La prima volta a gennaio 2023 a pochi mesi dall'insediamento
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in visita presso la Repubblica democratica popolare di Algeria, ha avuto un incontro bilaterale con il presidente Abdelmadjid Tebboune, con il quale ha rilasciato dichiarazioni congiunte alla stampa.
Il testo integrale dell'intervento del presidente Meloni:
"Buon pomeriggio a tutti,
grazie presidente Tebboune, grazie per l’invito, grazie per l’accoglienza che è stata riservata tanto a me quanto all’intera delegazione italiana. Come sapete questa è la mia seconda visita ufficiale in Algeria in poco meno di quattro anni.
Venni la prima volta il 22 e il 23 gennaio 2023, cioè appena tre mesi dopo il mio insediamento da presidente del Consiglio dei ministri, per quella che era la prima missione bilaterale in un Paese del Nord Africa. E questo credo chiarisca, senza timore di smentita, quanto consideriamo fondamentale il nostro rapporto con l’Algeria.
L’Algeria rappresenta per l’Italia un partner di assoluto rilievo strategico. Soprattutto in un tempo come questo nel quale l’instabilità è crescente e le certezze diminuiscono, il rapporto tra Italia ed Algeria rimane una delle straordinarie certezze sulle quali poter contare. Perché è un’amicizia antica, un’amicizia profonda. L’Italia e l’Algeria si sono date una mano tante volte, ed ognuna c’è stata per l’altra sempre nel momento del bisogno.
In questi anni, insieme al presidente Tebboune, noi abbiamo lavorato per rendere quest’amicizia ancor più forte. Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre Nazioni non è mai stato così solido e così proficuo. Sono convinta che la cooperazione tra Italia e Algeria possa rappresentare sempre di più un modello da seguire.
Chiaramente sono moltissimi gli ambiti della nostra cooperazione. Sicuramente c’è l’ambito energetico. Con il presidente, lo ricordava, abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione -che è una collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali, Eni e Sonatrach-, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas, come l’esplorazione offshore. E questo chiaramente consentirà anche, in prospettiva, di rafforzare il flusso della fornitura di gas dall’Algeria all’Italia.
Ma, come sapete, la nostra cooperazione non si esaurisce a questo aspetto. Ne sta esplorando da tempo molti: mi riferisco al tema dello sviluppo delle energie rinnovabili, alla realizzazione di infrastrutture strategiche, che sono sempre più capaci di unire le due sponde del Mediterraneo, aumentando l’interconnessione e quindi anche la sicurezza energetica. Con il Trans-Med, il famoso “gasdotto Mattei”, che dagli anni Ottanta collega Italia e Algeria, siamo stati dei pionieri e l’idea e che lo si possa essere ancora.
Un lavoro, questo, che rientra in una visione più ampia che considera l’energia come un’opportunità e come uno strumento per generare sviluppo condiviso, sia per le Nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità, sia per le Nazioni che consumano e che possono così contare su catene di approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni.
È una visione che innerva le attività e i progetti che stiamo portando avanti insieme nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa. Anche da questo punto di vista, l’Algeria è uno dei nostri principali partner. Oggi con il presidente Tebboune abbiamo fatto il punto dei diversi progetti che abbiamo messo in campo. Abbiamo parlato dello stato di avanzamento dell’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi. Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito, con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione. Ci siamo soffermati sui progetti che portiamo avanti per realizzare a Sidi Bel Abbes il Centro di formazione professionale nel settore agricolo dedicato anch’esso ad Enrico Mattei che ambisce a diventare il punto di riferimento sulla materia per tutta l’Africa. Siamo ormai entrati nella fase operativa, verrà annunciata a breve la selezione del direttore del Centro, posizione per la quale abbiamo ottenuto circa cento candidature, tanto perché si comprenda l’attenzione e la rilevanza che viene attribuita a questa iniziativa. Il nostro obiettivo rimane ovviamente quello di avviare le prime attività formative entro l’estate di quest’anno.
Con il Presidente abbiamo discusso di come cogliere le opportunità che sono emerse anche nell’ambito del Business Forum che celebrammo lo scorso luglio a Roma per rafforzare le nostre relazioni economiche, le nostre relazioni commerciali e le relazioni tra i nostri tessuti produttivi. C’è chiaramente già una forte complementarità tra le nostre economie, noi pensiamo che le aziende italiane possano offrire un contributo fondamentale all’Algeria, non solo nella fornitura di beni e servizi, ma anche nell’attrazione di investimenti e nella diversificazione del tessuto economico, produttivo e industriale, chiaramente con un focus particolare su quegli ambiti dove il dinamismo e il know-how delle nostre imprese possono fare la differenza. Penso all’agroindustria, all’industria della difesa, alla farmaceutica, ai trasporti, alla logistica, alle infrastrutture, all’innovazione e al digitale. È la ragione per la quale abbiamo deciso anche di lavorare per creare una Camera di Commercio Italia-Algeria: cioè uno strumento stabile per liberare il potenziale che è ancora inespresso nelle nostre relazioni e nelle relazioni tra i nostri mondi produttivi.
Relazioni che chiaramente intendiamo approfondire a 360° gradi anche con, diceva il presidente, l’organizzazione di un nuovo Vertice intergovernativo che, a questo punto, lavoreremo per celebrare più velocemente possibile.
Abbiamo parlato anche dei molti dossier internazionali che sono sul tavolo, a partire ovviamente dalla crisi in Medio Oriente.
Crisi che coinvolge tutti e che, se dovesse prolungarsi nel tempo, potrebbe causare conseguenze economiche e sociali che finirebbero per colpire più di altre le Nazioni più vulnerabili, a partire proprio dal Continente africano. Chiaramente, credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Stati Uniti ed Iran costituirebbe un’ottima notizia. L’Italia sosterrà, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le Nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area.
Abbiamo condiviso la preoccupazione per l’escalation militare in Libano, che deve- dal nostro punto di vista - cessare immediatamente, e per una situazione a Gaza che rimane estremamente difficile per la popolazione civile, soprattutto sotto il profilo umanitario, e sul lavoro complesso che la comunità internazionale deve continuare a fare per stabilizzare la regione e per arrivare alla soluzione dei due Stati.
Abbiamo avuto anche uno scambio di vedute sugli altri grandi scenari con i quali ci confrontiamo. Penso al conflitto in Ucraina, che purtroppo entra nel suo quinto anno e, per quello che ci riguarda, continuiamo a ribadire il nostro massimo impegno per arrivare ad una pace giusta e duratura e restituire al popolo ucraino un futuro di prosperità.
Chiaramente non si potrebbe parlare di stabilità con il Presidente Tebboune senza occuparsi del Sahel. Il ruolo che l’Algeria storicamente svolge nei confronti di questa importante e delicata regione è straordinario. È una regione sempre più colpita dal terrorismo e dal jihadismo. In quest’area l’Italia è fortemente impegnata – con i nostri militari, con la nostra cooperazione, con la nostra diplomazia – per favorire la stabilità, per combattere il terrorismo, per sostenere la popolazione, ma chiaramente è un lavoro che sarebbe difficile fare senza confrontarci e senza collaborare con i nostri amici algerini.
Abbiamo fatto il punto anche sulla nostra cooperazione in ambito migratorio, che credo resti un modello per la regione. La nostra priorità comune rimane quella di contrastare le reti criminali che si arricchiscono col traffico di esseri umani e che diventano fattori di insicurezza per tutte le Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. E io devo ringraziare il presidente e il suo Governo perché, se in questi anni siamo riusciti ad abbattere il numero degli sbarchi illegali e delle morti in mare nel Mediterraneo, lo abbiamo dovuto anche ad una solidissima cooperazione con l’Algeria.
Ho confermato al presidente Tebboune il sostegno dell’Italia anche ai negoziati in corso per trovare una soluzione alla questione del Sahara Occidentale. Soluzione che deve essere sostenibile, duratura, mutualmente accettabile e in linea con l’acquis delle Nazioni Unite.
Sono convinta che Italia ed Algeria abbiano ancora tantissimo lavoro da fare insieme, nel solco di un’amicizia storica e di legami culturali che sono millenari, che insieme vogliamo valorizzare. Mi ha fatto molto piacere poter accennare anche al momento storico che l’Algeria si appresta a vivere nelle prossime settimane, ovvero la prima visita di Papa Leone XIV in Africa. Questa Nazione sarà la tappa iniziale del suo viaggio apostolico, qui il Santo Padre visiterà i luoghi del Vescovo di Ippona. È una visita importante che ribadisce, ancora una volta, l’innata vocazione dell’Algeria a essere ponte tra Europa e resto del Continente africano. È un ruolo che l’Italia le riconosce da sempre, che ha permesso alle nostre Nazioni di sviluppare il solido partenariato che contraddistingue i nostri rapporti e che consente ai nostri popoli di crescere e di prosperare insieme.
Quindi grazie davvero presidente per questa accoglienza e soprattutto per il lavoro che stiamo facendo insieme".
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency