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CLARA MOSCHINI

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Nomine nelle partecipate: il caso Enav

Quando politiche di designazioni sacrificano competenza e resilienza infrastrutturale

Nel sistema delle partecipate pubbliche italiane, le nomine privilegiano la cooptazione politica a scapito delle competenze di settore. Il caso Enav (Società nazionale assistenza volo) lo dimostra: nel 2023 il Mef (ministero Economia e finanze) ha scelto Pasqualino Monti che, senza alcuna esperienza nel comparto aviation, si è trovato a guidare una società che richiede competenze altamente specialistiche. I dati ufficiali Enac (Ente nazionale aviazione civile) sembrano dare ragione agli scettici. L'indicatore che misura i guasti ai sistemi Atm (Air Traffic Management) ha registrato un aumento del 159% nel solo primo anno d'insediamento di Monti

L'azienda può vantare riconoscimenti europei per i volumi di traffico gestito, ma quei numeri raccontano una storia diversa rispetto alle capacità infrastrutturali. Il blackout radar del giugno 2025, il più grave di una lunga serie, ha paralizzato per diverse ore un nodo nevralgico dell'intera architettura Atc (Air Traffic Control), generando una risonanza mediatica senza precedenti. Tralasciando per un attimo questi problemi e spostando l’attenzione sui fattori economici della società, occorre ricordare che il fatturato di Enav dipende strutturalmente dal numero di voli che attraversano lo spazio aereo italiano, un dato determinato dalla domanda globale di trasporto aereo, dalle rotte internazionali e dalle condizioni macroeconomiche: fattori del tutto esogeni all'operato dell'amministratore delegato al punto che definirlo manager risulta quantomeno improprio. Infatti, rivendicare record di traffico come merito gestionale equivale ad attribuirsi il merito delle maree. Ad alimentare questo paradosso interviene la relazione sulla remunerazione 2025, che evidenzia un’altra grave anomalia: Monti percepisce un compenso di monstre circa 1,5 milioni di Euro annui, pur non avendo alcun ruolo nella generazione dei ricavi di Enav che, lo ripetiamo, dipendono dal numero di voli. A completare il quadro, con tinte ancora più fosche, ci pensa il bilancio 2025, che registra un utile netto di 93 milioni di Euro, in calo del 26% rispetto al 2024, mentre i dividendi deliberati ammontano a 156,7 milioni, pari al 68% in più di quanto prodotto nell'anno. Risorse che con ogni evidenza vengono sottratte all'azienda proprio mentre la qualità tecnica del servizio mostra segnali di deterioramento. A questo punto, il caso Enav impone una domanda semplice: quando si affida una società strategica a chi non conosce il settore, dedica scarsa attenzione alla resilienza delle infrastrutture critiche, non incide minimamente sui ricavi, distribuisce agli azionisti più di quanto l’azienda guadagna e percepisce una retribuzione spropositata, chi paga davvero il prezzo di queste scelte? Sicuramente il sistema Italia. Ed allora sarebbe il momento di cambiare criterio. Le prossime nomine sono imminenti e, secondo indiscrezioni non confermate, Monti potrebbe lasciare Enav per un’importante azienda pubblica del comparto energy. Anche in questo caso, la scelta prescinderebbe dalla competenza di settore. Da qui un'altra domanda inevitabile: quali strumenti adottano i manager per ottenere l’attenzione della politica? E, soprattutto, quali criteri orientano davvero la politica nella selezione dei manager pubblici? Ah, saperlo.

red - 1268574

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