Nomine istituzionali: fermare la logica degli equilibri partitici
Regole certe e selezioni pubbliche per ripristinare competenza ed indipendenza
Si infittisce la girandola delle nomine: i partiti di maggioranza elaborano liste e candidature che cambiano di ora in ora, mentre dietro l’apparente normalità si sviluppa una fitta rete di accordi interni e compensazioni che assomiglia più ad uno scambio di equilibri politici che ad una selezione pubblica basata su merito.
Il risultato è l’indebolimento di criteri trasparenti e verificabili, e la progressiva militarizzazione delle poltrone come pedine di equilibrio partitico. La domanda cruciale è chi esercita realmente il controllo sulle designazioni: i gruppi dirigenti, i broker interni o le istituzioni di garanzia? Senza regole rigide, il rischio è che competenze e responsabilità cedano il passo alla logica della spartizione. Tra le contromisure praticabili figurano procedure di selezione competitive e pubbliche, criteri di eleggibilità ed incompatibilità documentati, coinvolgimento vincolante delle commissioni parlamentari e modalità di consultazione aperte a stakeholder indipendenti.
Strumenti aggiuntivi utili sono i registri di conflitti di interesse, periodi di stand‑down per ex‑dirigenti politici e criteri di valutazione delle competenze certificabili.
Prendiamo il caso recente: la nomina del presidente dell’Aeci (Aero Club d'Italia) —ora candidato alla presidenza dell’Enac— solleva interrogativi concreti. Si tratta di una progressione riconoscibile per competenza o di una mossa che consolida posizionamenti interni? A cosa serve davvero questa designazione se non a rafforzare lobby e canali di influenza? Se l’obiettivo è restituire autorevolezza alle istituzioni regolatorie ed operative, è essenziale trasformare le nomine da affare interno a processo pubblico e misurabile. Solo così le poltrone torneranno ad essere leve di capacità istituzionale e non semplici pedine di equilibrio politico.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency