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CLARA MOSCHINI

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Spirit Airlines, accordo lampo per tutelare passeggeri aerei e dipendenti

Voli agevolati e rientro prioritario per i lavoratori dopo lo stop della compagnia

L'amministrazione statunitense ha annunciato misure di sostegno per i passeggeri ed i dipendenti di Spirit Airlines, dopo che il vettore aereo ha comunicato la cessazione delle operazioni (vedi AVIONEWS) in seguito al mancato accordo su un piano di salvataggio governativo che avrebbe dovuto garantirle la liquidità necessaria per continuare ad operare. Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha riferito che, dopo colloqui con American Airlines, United, Delta, JetBlue, Southwest, Allegiant, Frontier, Avelo e Breeze, è stato definito un quadro di assistenza in diverse forme per i clienti della low cost.

Secondo quanto spiegato da Duffy, United, Delta, JetBlue e Southwest stanno offrendo tariffe agevolate ai passeggeri di Spirit che devono riprenotare voli cancellati; per accedere a queste condizioni, è richiesto almeno il numero di conferma della prenotazione e la ricevuta di pagamento. Ogni compagnia ha previsto una finestra temporale limitata per usufruire dell’iniziativa.

Il segretario ha inoltre precisato che, per i clienti preoccupati da eventuali rialzi dei prezzi, American Airlines e Delta Air Lines hanno messo a disposizione tariffe ridotte su alcune delle rotte più richieste di Spirit. Allegiant, dal canto suo, ha accettato di mantenere fermi i prezzi sulle tratte coincidenti con quelle servite in precedenza da Spirit, mentre Frontier ha annunciato sconti fino al 50% su tutta la propria rete fino al 10 maggio. Inoltre, Avianca ha comunicato sul proprio account X che i passeggeri Spirit che devono rientrare verso la loro destinazione possono farlo senza pagare il biglietto aereo.

Per quanto riguarda i dipendenti, l’intesa promossa dal Dipartimento dei Trasporti con la maggior parte delle compagnie coinvolte prevede il loro rientro e colloqui di lavoro con priorità. Nella giornata di ieri Spirit aveva sorpreso il mercato annunciando la chiusura delle attività dopo il fallimento di un piano di salvataggio governativo da 500 milioni di dollari. La compagnia, già in difficoltà, è stata ulteriormente penalizzata dall’aumento del costo del carburante, che ha finito per compromettere il percorso di uscita dalla procedura fallimentare.

Le criticità di Spirit non sono recenti. Nel corso dell’ultimo anno la compagnia ha fatto ricorso al Chapter 11, la procedura di bancarotta assistita, in due occasioni. L’ultimo passaggio risaliva ad agosto, con l’obiettivo di uscire dalla ristrutturazione dopo aver trovato un’intesa con i creditori. Tuttavia, l’incremento dei costi legati al carburante, in un contesto segnato anche dalla guerra in Iran, ha aggravato una situazione già fragile e ha fatto naufragare il piano.

Il governo statunitense ha tentato di intervenire per sostenere la low cost, ma senza successo. I creditori hanno respinto la proposta avanzata da Donald Trump, che prevedeva un assegno da 500 milioni di dollari in cambio del 90% della compagnia. Un’operazione di questo tipo avrebbe di fatto messo in secondo piano i creditori di Spirit, collocando il governo al primo posto nell’eventuale recupero di fondi.

"Trump ha presentato un'offerta straordinaria per cercare di salvare Spirit, ma non si può infondere vita in una cadavere", ha dichiarato un creditore.

Le trattative tra la compagnia e l’amministrazione sono andate avanti per settimane, tra proposte e controproposte, ma non è stato possibile arrivare a un’intesa. Negli ultimi mesi Trump aveva più volte attribuito a Joe Biden la responsabilità delle difficoltà di Spirit, richiamando la decisione dell’antitrust dell’ex presidente che aveva bloccato il progetto di fusione della compagnia con JetBlue.

Sean Duffy ha dichiarato di non essere sorpreso dall’esito della vicenda, sostenendo che il nodo decisivo siano stati i creditori, ai quali spetta l’ultima parola su qualsiasi accordo con il governo. Ha inoltre osservato che, al momento, non vi sarebbe alcuna necessità di un salvataggio sistemico delle low cost statunitensi, che stanno cercando 2,5 miliardi di dollari per fronteggiare l’aumento del prezzo del cherosene. Nei giorni scorsi l’Association of Value Airlines, che rappresenta le compagnie low cost, aveva chiesto aiuto al governo e aveva incontrato lo stesso Duffy per discutere delle difficoltà dei propri সদস্য a seguito del rialzo dei prezzi del carburante legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Per ora, comunque, la richiesta non è stata accolta. Resta aperta la possibilità che l’amministrazione decida in seguito di intervenire. In più occasioni, infatti, Trump è intervenuto per sostenere imprese statunitensi; tra gli esempi citati figura l’acquisizione di una quota del 10% in Intel, iniziativa che finora si è rivelata favorevole per il presidente.

red - 1268932

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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