Sardegna, verso una rete aeroportuale con regia ministeriale
La Regione abbandona l’ipotesi di holding dopo i rilievi della Corte dei conti
La prospettiva di una società unica per gli aeroporti della Sardegna lascia il posto a un diverso impianto istituzionale: la Regione intende lavorare alla costituzione di una Rete aeroportuale sarda, sul modello già adottato in Puglia per gli scali di Bari, Brindisi, Foggia e Taranto. Il riferimento normativo indicato dall’amministrazione è l’articolo 74 del Decreto Legge n. 1 del 2012, che disciplina le reti aeroportuali attraverso un procedimento ministeriale.
La nuova direzione è illustrata dall’assessore ai Trasporti Barbara Manca nella risposta inviata al Consiglio regionale dopo l’interrogazione sul futuro del sistema aeroportuale sardo presentata dall’intero gruppo di Fratelli d’Italia. La posizione, politicamente condivisa dal presidente Alessandra Todde, arriva a pochi giorni dalla scadenza, fissata al 30 settembre, della lettera d’intenti sottoscritta in primavera.
Quel documento non impegnava la Regione sul piano vincolante, ma delineava un possibile percorso di aggregazione. L’ipotesi prevedeva che i soggetti oggi presenti negli assetti degli aeroporti di Alghero ed Olbia confluissero in una nuova società insieme alla Regione, alla Camera di Commercio di Cagliari, titolare del 94,4% delle quote dello scalo del capoluogo, a F2I e al fondo statunitense BlackRock. F2I è un fondo partecipato da casse di previdenza, fondazioni bancarie e da Cassa Depositi e Prestiti, istituto nazionale di promozione controllato dal Tesoro. Questa soluzione non è più quella seguita dall’amministrazione.
"A seguito dei rilievi sollevati dalla Corte dei conti, la Regione ha scelto di cambiare passo, incaricando esperti di altissimo profilo per valutare tutte le possibili alternative sotto il profilo giuridico, economico ed industriale. Il percorso oggi al centro dell’attenzione non è una mera riproposizione del passato, ma punta alla costituzione di una Rete Aeroportuale Sarda", scrive Barbara Manca.
Per la Regione, l’eventuale holding non costituirebbe più il fulcro dell’operazione, bensì uno strumento societario potenzialmente utilizzabile per assicurare il coordinamento fra i tre aeroporti. La struttura regolatoria della rete ministeriale, secondo l’assessora, garantirebbe invece un presidio più stringente. In Puglia la Rete aeroportuale è stata costituita dopo un decreto interministeriale e da sei anni opera sui quattro scali regionali con un sistema tariffario uniforme. La differenza rilevata riguarda l’azionariato: la Regione Puglia detiene il 99,5% della società di gestione unitaria, dotata di un capitale sociale complessivo di 25 milioni di Euro, mentre in Sardegna sono presenti più soci.
L’iter, comunque, non sarà breve. Prima di una decisione conclusiva dovranno essere predisposti i piani industriali ed economico-finanziari, effettuate valutazioni indipendenti e avviato il confronto con ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ente nazionale aviazione civile, ministero dell’Economia e delle finanze ed Autorità di regolazione dei trasporti. Per completare le procedure serviranno almeno due anni.
Nella risposta al Consiglio viene precisato anche il peso delle osservazioni formulate dalla Corte dei conti. "Essi non rappresentano un divieto assoluto a qualsiasi forma di integrazione degli aeroporti sardi, bensì un vincolo istruttorio fondamentale che è stato pienamente recepito per correggere la rotta e superare le criticità del passato", afferma l’assessore.
Il modello della rete, nella lettura della Regione, offrirebbe garanzie sul controllo pubblico e sulla tutela del diritto alla mobilità. La designazione non dipenderebbe infatti dalla sola volontà regionale, dovendo passare attraverso un procedimento che coinvolge Mit, Mef e Conferenza unificata. Le linee guida consentirebbero una gestione unitaria affidata ad un soggetto controllante, chiamato a definire l’indirizzo strategico, lasciando alle singole società operative l’attività quotidiana e la titolarità delle rispettive concessioni.
Restano senza risposta due questioni centrali: il superamento degli attuali equilibri azionari e l’individuazione delle risorse necessarie per gli investimenti sugli aeroporti del futuro. La consulenza dello studio Lca aveva stimato in circa 250 milioni di Euro il valore complessivo dei tre scali sardi.
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