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CLARA MOSCHINI

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Crisi del jet fuel, pressione sui vettori low-cost e long-haul

Fallimenti, esuberi e leasing ridisegnano il trasporto aereo internazionale

La vendita degli ultimi 27 Airbus A320 di Spirit Airways, autorizzata nei giorni scorsi dal tribunale fallimentare, segna un passaggio conclusivo nella liquidazione della compagnia low-cost statunitense, dichiarata definitivamente fallita lo scorso maggio. L’operazione, del valore di circa 668,1 milioni di dollari, assegna gli aeromobili a Save 2026-B, entità controllata da alcuni finanziatori aeronautici collegati a Spirit, e a FTAI Aircraft Leasing Bermuda, affiliata di FTAI Aviation. Con questa transazione viene di fatto ceduta la flotta residua e liquidati gli ultimi asset del vettore.

Il rincaro del jet fuel sta mettendo sotto pressione anche altri operatori, inclusa airBaltic. La compagnia lettone, entrata in procedura fallimentare ai sensi del Chapter n presso il tribunale di New York, ha avviato un programma di ristrutturazione che prevede tra 500 e 700 esuberi, circa il 125% della forza lavoro, a partire da metà ottobre. Il piano contempla una flotta più contenuta di Airbus A220-300 e il rafforzamento delle partnership sull’intero arco dell’anno attraverso accordi di wet lease, formula nella quale il vettore fornisce aeromobile ed equipaggio a un’altra compagnia. Il network programmato non sarà modificato; gli interventi riguarderanno le sedi di Riga, Vilnius e Tallinn.

Nello stesso contesto si colloca Norse Atlantic Airways, vettore norvegese low-cost dedicato alle rotte a lungo raggio, che sta cercando un partner e riducendo l’operatività per far fronte agli elevati costi del carburante. La compagnia non dispone di contratti di hedging capaci di proteggerla dalle oscillazioni del prezzo del jet fuel. Lo scorso luglio Norse aveva già avviato un processo formale per valutare una vendita o una fusione ed è ora impegnata in interlocuzioni con altre compagnie per il leasing dei propri Boeing 787 wide-body.

Il deterioramento della valutazione di mercato è stato marcato: dall’inizio dell’anno Norse Atlantic Airways ha perso circa il 92% del proprio valore. Gli investitori guardano sia all’impatto del carburante sia alla tenuta del modello operativo della compagnia, che fino a due anni fa prospettava collegamenti da Roma a Los Angeles a 300 euro. Il quadro appare in contrasto con alcuni indicatori annuali: i ricavi unitari sono cresciuti del 35% e il coefficiente di riempimento nell’ultimo anno ha raggiunto il 96,9%.

Il mese scorso Norse ha trasportato 109.202 passeggeri, quasi un terzo in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eivind Roald, ceo della compagnia, ha dichiarato in una nota: «Continuiamo a operare con capacità ridotta in risposta ai prezzi del carburante che rimangono elevati, ottimizzando l'impiego della nostra flotta».

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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