Ucraina, scontro con Washington sui raid alle raffinerie russe
Kiev lascia Miami, Trump minaccia lo stop all’intelligence ed attacca Zelensky
Le delegazioni ucraine hanno lasciato anzitempo il confronto di Miami, mentre la frattura tra Washington e Kiev si è ulteriormente aggravata sul nodo degli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Al centro della crisi vi è l’intesa raggiunta tra Donald Trump e Vladimir Putin sul diesel, associata alla sospensione delle sanzioni, e la richiesta americana che l’Ucraina rinunci alle operazioni contro le raffinerie in territorio russo.
Secondo fonti concordanti, il presidente statunitense ritiene che questi raid stiano contribuendo alla crescita dei costi energetici negli Stati Uniti, una questione politicamente sensibile nelle ultime settimane della campagna per le elezioni di mid-term, che i sondaggi indicano difficili per i repubblicani. Nel negoziato con ucraini ed europei in corso a Miami, Washington avrebbe inoltre prospettato lo stop alla condivisione delle informazioni d’intelligence con Kiev.
Prima di un comizio elettorale in Tennessee, Trump ha attaccato frontalmente Volodymyr Zelensky, arrivando a sollecitare un ricambio alla guida dell’Ucraina. "Zelensky avrebbe potuto porre fine a questa guerra in molte occasioni, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori, è giunto il momento che l'Ucraina abbia un nuovo presidente, ha dichiarato. Il presidente americano ha poi aggiunto: Suggerisco che l'Ucraina trovi un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo". Ed ancora: "Può fare ciò che vuole, ma non può colpire le raffinerie".
La telefonata fra Trump e Putin, durata un’ora e mezza, viene descritta come molto intensa ed amichevole; secondo quanto riferito, nessuno dei due interlocutori voleva interrompere per primo la conversazione. Dal Cremlino sostengono che il presidente russo avrebbe dimostrato grande comprensione per alcune proposte statunitensi finalizzate alla de-escalation del conflitto.
Da Kiev erano già arrivate dure contestazioni all’accordo sul diesel, interpretato insieme a Bruxelles come una concessione capace di favorire un’ulteriore escalation russa attraverso missili e droni. Il contrasto segue inoltre l’umiliazione subita da Zelensky nello Studio Ovale. Il presidente ucraino aveva accusato gli Stati Uniti di avere manifestato debolezza e, durante una nuova giornata di bombardamenti sul Paese, ha rilanciato le critiche.
"La Russia ha espresso il suo ringraziamento per la revoca delle sanzioni sulle esportazioni di diesel lanciando cinque bombe guidate su edifici residenziali a Zaporizhzhia", ha affermato Zelensky. Mentre i soccorritori recuperavano le vittime dalle macerie, fra cui tre bambini, il bilancio dell’attacco è salito a 20 morti e 18 feriti.
Il capo dello Stato ucraino ha ricevuto una telefonata di solidarietà dal presidente francese Emmanuel Macron, che non ha però commentato l’intesa sul diesel. Zelensky ha chiesto "segnali forti da parte di Stati Uniti, Europa e altri partner a sostegno dell'Ucraina per ridurre la capacità della Russia di condurre la guerra e seminare il terrore".
Kiev non sembra intenzionata ad accettare le pressioni americane per ridurre le operazioni sul territorio russo. Proprio nel giorno dell’intesa sul diesel, droni ucraini hanno provocato la chiusura degli aeroporti di Mosca. Diversi velivoli governativi russi, compreso quello che riportava Putin dal Turkmenistan, hanno dovuto dirigersi verso San Pietroburgo, con l’atterraggio nella capitale avvenuto soltanto in seguito.
Anche l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha criticato la sospensione delle sanzioni. "Gli attacchi russi hanno ucciso oltre 80 civili ucraini in due giorni, la sospensione delle sanzioni sul gasolio russo garantisce a Mosca maggiori entrate per finanziare la guerra", ha dichiarato, richiamando inoltre l’intensificazione delle attività ibride russe contro l’Europa. I ministri degli Esteri dell’Ue dovrebbero approvare lunedì un ampio pacchetto sanzionatorio contro la macchina bellica di Mosca.
Nonostante il confronto politico sempre più aspro, Steve Witkoff, inviato speciale americano, ha definito costruttivi i colloqui di Miami. Insieme a Jared Kushner, genero di Trump, starebbe prendendo in considerazione una missione a Mosca nelle prossime settimane. Resta però evidente la distanza tra le posizioni: mentre Washington e Mosca segnalano aperture, il ritiro anticipato della squadra negoziale ucraina dal tavolo di Miami indica che Kiev valuta diversamente il percorso delineato.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency