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CLARA MOSCHINI

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Sikorski chiede di chiudere i consolati russi in Europa

Il ministro polacco invoca controlli più stretti su visti e mobilità diplomatica

La limitazione della presenza diplomatica russa in Europa ed un irrigidimento delle condizioni d’ingresso nell’Unione europea sono tra le misure indicate dal ministro degli esteri polacco Radosław Sikorski in risposta a quella che Varsavia considera una crescente pressione russa contro obiettivi europei.

Secondo il ministro, gli Stati alleati dovrebbero reagire alle attività attribuite al Cremlino chiudendo le sedi consolari russe ancora operative, restringendo la possibilità per i diplomatici di Mosca di spostarsi liberamente nei Paesi dove sono accreditati e diminuendone ulteriormente gli organici. La Polonia, ha ricordato il ministro, ha già adottato quest’ultima misura. “Io ho finito i consolati, ma altri ne hanno ancora a disposizione”, ha dichiarato.

Il capo della diplomazia polacca ha inoltre proposto che ogni cittadino russo in ingresso nell’Ue disponga di un passaporto biometrico, misura che, nelle sue intenzioni, renderebbe più difficile l’impiego di identità fittizie da parte di agenti. Ha anche sostenuto la richiesta di ridurre il rilascio di visti turistici europei ai cittadini russi: lo scorso anno ne sono stati concessi quasi 500.000.

Varsavia e gli altri Paesi situati lungo il confine con la Russia guardano con particolare preoccupazione alla sequenza di attacchi informatici, incursioni nello spazio aereo e presunti tentativi di sabotaggio ai danni di infrastrutture o obiettivi europei. Per questi governi, tali episodi rientrano in una campagna russa mirata a indebolire il sostegno europeo all’Ucraina.

La Polonia e l’Estonia hanno attivato l’articolo 4 della Nato, che apre consultazioni tra gli alleati ad alto livello, dopo violazioni dello spazio aereo attribuite a droni e velivoli da combattimento russi. Per Sikorski, il ricorso a questo strumento segnala l’esigenza di una risposta più incisiva.

Resta però aperta la questione della soglia oltre la quale l’Alleanza dovrebbe considerare le azioni russe intollerabili. “Quando potremo stabilire che i russi si sono spinti troppo oltre? Perché si tratta di una questione di giudizio. Non esiste una definizione predefinita e condivisa”, ha affermato, senza precisare quale reazione della Nato ritenga appropriata nel caso di una vittima ipotetica.

L’articolo 5, che stabilisce il principio della difesa collettiva, può essere invocato quando un Paese membro subisce un attacco armato. Nella storia dell’Alleanza è stato attivato una sola volta: dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 compiuti da al-Qaeda.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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