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CLARA MOSCHINI

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Interrogazione su situazione società Dema e ristrutturazione avviata nel 2017

Ed intervenire a tutela dell'occupazione e dell'industria

Presentata dal senatore Vasco Errani (Leu)

"Ai ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle politiche sociali. 

Premesso che:

a quanto risulta agli interroganti, la società Dema, costituita a Napoli nel settembre 1993, da sempre attiva nel settore aeronautico, specializzata nella progettazione, industrializzazione e produzione di componenti strutturali complessi in materiale metallico e composito, assemblaggi per aerei civili e militari, operatore di rilevanza primaria in ambito nazionale nel segmento delle aerostrutture, con principali clienti quali Leonardo (circa il 50 per cento del fatturato), Stelia, Bombardier, Israeli Aircraft Industries, Strata (Uae), Boeing, presente su quattro siti produttivi in Campania e Puglia, impiegando circa 700 persone, dopo anni di difficoltà finanziarie, nel 2017 ha avviato una ristrutturazione ex-articoli 182-bis e 182-ter della legge fallimentare (di cui al regio decreto n. 267 del 1942, e successive modifiche), trovando nel fondo inglese 'Bybrook Capital' il nuovo socio di maggioranza;

la mancata realizzazione di alcuni assunti fondamentali del piano omologato nel 2017 ha portato nel 2019, all'uscita del fondatore, alla salita di Bybrook al 100 per cento del capitale della società e a un radicale cambio di management, avvenuto il 1° luglio 2019, con la nomina del nuovo amministratore delegato e da ottobre 2019 nuovo presidente, che ha definito il nuovo piano industriale della società, presentato a dicembre 2019;

tale piano era formato su presupposti prudenziali ed evidenziava la forte necessità di pervenire ad un significativo abbattimento del debito come presupposto per il riequilibrio economico-finanziario della società. Per evitare discontinuità operative che nel settore di riferimento della società avrebbero significato l'uscita dal mercato, è stato scelto di non coinvolgere nella ristrutturazione del debito i fornitori di materiali e servizi diretti, ma solamente il numero minimo di creditori che avrebbero costituito il 60 per cento del credito della società ed in particolare: lo stesso socio Bybrook nonché con l'obbligazionista Morgan Stanley disponibili a stralciare l'interezza del proprio credito, l'Inps, e le società Leonardo ed Invitalia;

per quanto risulta agli interroganti, ad oggi solo l'Inps ha respinto la proposta di Dema ex-articolo 182-ter formulata il 12 dicembre 2019 che prevedeva una nuova rimodulazione del debito poiché, secondo quanto sostenuto dall'istituto di previdenza, asseritamente in violazione del decreto ministeriale 4 agosto 2009 che disciplinerebbe ancora la materia della transazione previdenziale in ambito concorsuale;

è però il caso di sottolineare che la proposta di transazione previdenziale della società avanzata a dicembre 2019 è rispettosa della normativa primaria vigente in materia, vale a dire l'attuale articolo 182-ter citato. Infatti il nuovo regime normativo di cui all'articolo, introdotto dalla legge di stabilità per il 2017, ha determinato l'implicita abrogazione della norma primaria di rinvio alla decretazione ministeriale di cui all'articolo 32, comma 6, del decreto-legge n. 185 del 2008 nonché delle disposizioni contenute nel decreto ministeriale del 2009 (ivi incluse quelle di cui all'articolo 3 menzionate) che risultano incompatibili con il riformato articolo 182-ter della legge fallimentare, con conseguente inapplicabilità del contenuto del decreto ministeriale del 2009 (nonché della circolare Inps n. 38 del 15 marzo 2010, in quanto atto successivo collegato) laddove in contrasto con il dettato del novellato art.182-ter. Su tale punto concordano autorevoli giuristi nonché diverse pronunce di corti di merito ed il minimo comune denominatore di tale orientamento riposa sul fatto che tale abrogazione deriva pacificamente in applicazione dei principi gerarchico e cronologico per la risoluzione dei conflitti tra fonti del diritto e ciò in considerazione, rispettivamente, della prevalenza della fonte primaria novellata dalla legge di stabilità per il 2017 (cioè il vigente articolo 182-ter) sulla fonte regolamentare secondaria (cioè il decreto del 2009), nonché dalla prevalenza da accordare alla fonte cronologicamente successiva ai sensi della legge di stabilità per il 2017 rispetto alla fonte cronologicamente precedente. Più in generale, si deve osservare come l'abrogazione delle disposizioni contenute nel decreto ministeriale del 2009 (ivi incluse quelle di cui all'articolo 3 menzionate) risulta chiaramente in linea con la ratio legis del novellato articolo 182-ter della legge fallimentare che ha inteso disciplinare in via esclusiva i requisiti da applicarsi in materia di accordi di transazione fiscale e previdenziale. Tale interpretazione risulta peraltro necessaria al fine di non creare una del tutto irragionevole e ingiustificata disparità di trattamento tra i crediti fiscali e i crediti previdenziali i quali, pur essendo espressamente soggetti alla medesima disciplina normativa risulterebbero in concreto trattati in modo completamente diverso. Nonostante quindi Dema abbia rispettato il dettato normativo vigente per le motivazioni esposte, preso atto della posizione intransigente dell'istituto di previdenza, la società ha proposto all'Inps di riscadenzare il proprio credito su un arco temporale di 5 anni a rate crescenti, in accordo al decreto ministeriale 4 agosto 2009 invocato dall'istituto;

il progetto di ristrutturazione del debito di Dema e della controllata Cam si inquadra in una nuova procedura ex-artt. 182-bis e 182-ter, presentata il 12 dicembre 2019. Ad oggi, il piano industriale è stato rivisto alla luce della crisi epidemiologica ed è in corso di asseverazione da parte dell'esperto. Il piano è stato realizzato in ottica prudenziale nei primi 3 anni, anche con un'ipotesi di allargamento del portafoglio attività a partire dal 2023. Nonostante gli evidenti passi in avanti della società, per quanto risulta, si deve registrare alla data odierna il silenzio dell'istituto di previdenza, di fatto pregiudicando le possibilità di proporsi sul mercato come un soggetto aziendalmente sano, alla vigilia della chiusura estiva e con un'emergenza epidemiologica in corso come il Covid-19 che rischia di desertificare industrialmente il Sud Italia, col potenziale rischio di disperdere 700 posti di lavoro diretti in Puglia e Campania;

ad oggi, tutti i passi della ristrutturazione del debito sono stati completati, salvo la rinegoziazione con l'Inps. Una volta concluso l'accordo con l'istituto, verranno depositati gli accordi presso i Tribunali di Nola e Benevento e verrà chiesta l'omologa,

si chiede di sapere se i ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, se gli stessi corrispondano al vero, e se e come intendano intervenire a tutela dell'occupazione e dell'industria". (4-03976)

red - 1231183

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