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CLARA MOSCHINI

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I sindacati contro il ministro Giorgetti su Leonardo Automazione

Irritazione dopo le risposte all'interrogazione sulla fine che farà la ex-Elsag. Parte la mobilitazione a Genova

Mancano poche ore al nuovo cda di Leonardo previsto per oggi, giovedì 6 maggio alle 18:30, per l'approvazione della trimestrale. Una riunione convocata a Borsa chiusa, com'è costume dell'azienda guidata dall'ad Alessandro Profumo che, in questi modo, tende a non disturbare il mercato, lasciando che il titolo della sua Leonardo (fino a quando sua?) chiuda con calma almeno la seduta odierna. È che, pur con tutte le premure del caso, l'ad non riesce a lasciare tranquillo praticamente nessuno. No il mercato, che nell'attesa della riunione, fa stazionare il titolo in zona rossa (0,1%). No di certo i sindacati, sempre più irritati (per non dire di peggio) dalla decisione di chiudere la business unit Automazione mettendo per strada circa 400 lavoratori a Genova. Con 150 milioni di Euro di fatturato, Automazione, la ex-Elsag, che contempla al suo interno prodotti e risorse chiave per la logistica, è una delle tre anime dell’ex Finmeccanica a Genova, insieme alla nuova divisione Cybersecurity e alle altre unità che fanno riferimento all’elettronica. Dopo la presentazione del bilancio 2020, Leonardo ha confermato l’interesse a "valorizzare" la business unit Automazione: attenzione perché valorizzare, nel linguaggio di Profumo, non vuol dire "migliorare", ma, più prosaicamente, "vendere", facendo cassa, cioè valore.

A esacerbare gli animi, casomai ce ne fosse bisogno, ci ha pensato il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti che ieri, nel question time, ha risposto a un'interrogazione "sulle prospettive della divisione automazione presso lo stabilimento di Genova di Leonardo", presentata dal deputato ligure Luca Pastorino (LeU). La risposta non ha soddisfatto (per niente) i sindacati, che si sono scagliati contro il ministro. "La dichiarazione del ministro, scremata da una serie di stucchevoli dichiarazioni relative a ipotetici investimenti su Genova del gruppo Leonardo (che ricordiamo meno di dieci anni fa occupava a Genova più di 7 mila lavoratori e oggi solo 1700), si risolve in un implicito via libera all'operazione di dismissione", denunciano in una nota Fim Fiom Uim. I sindacati "non accettano tale risposta e chiedono cosa ne pensino quelle forze politiche che a Genova sostengono la protesta e a Roma fanno parte di un governo che avvalla un'operazione che inevitabilmente indebolirà il tessuto industriale del territorio".

"È evidente -ribadiscono i sindacati- che da tali dichiarazioni del ministro non può che scaturire la volontà di una mobilitazione ancor più evidente che si concretizzerà già domani, venerdì 7 maggio, con il blocco della reperibilità e, da martedì 11 maggio con lo sciopero del personale degli impianti e dei trasferisti della Business Automation e Corporate". Quanto la situazione si sia fatta drammatica lo dimostra la mobilitazione in atto organizzata dai sindacati genovesi, abituati a battagliare sui temi dell'occupazione. Martedì 11 maggio, dalle 14:00 alle 17:00, Fim Fiom Uilm organizzano una tavola rotonda aperta alla città di Genova e alla quale sono state invitate le istituzioni: si terrà presso la Compagnia Unica Paride Batini, una delle storiche enclave dei camalli del porto genovese.

Secondo i sindacati, "la decisione di disfarsi della divisione risulta ancor più incomprensibile alla luce delle recenti notizie di stampa dalle quali si apprende che per questa divisione sono stati acquisiti ordini per realizzare nuovi sistemi di smistamento per Amazon e Aeroporti Spagnoli del valore di 70 milioni di Euro, pertanto la richiesta è sempre quella di un confronto con il governo che porti ad una soluzione positiva della vertenza".

L'uscita di ieri del ministro Giorgetti, al question time, ha scontentato anche la Fiom Cgil. "Servono risposte chiare e non ambigue da parte del Mise e del governo rispetto alle decisione presa da Leonardo sulla cessione della Bu Automazione, avendo il controllo diretto sulla società". A sollecitare l'esecutivo è Claudio Gonzato, coordinatore nazionale Aerospazio per la Fiom-Cgil. Secondo il sindacalista, il ministro, rispondendo all'interrogazione presentata da alcuni parlamentari abbia "riportato sostanzialmente le dichiarazioni dell'azienda, senza dire cosa ne pensa il suo dicastero e il governo in merito all'operazione".

"È noto a tutti come la business unit Automazione non sia in una fase di crisi aziendale -prosegue Gonzato- Al contrario l'acquisizione recente di commesse in ambito internazionale rappresenta come la stessa abbia al proprio interno capacità, che se fossero valorizzate da Leonardo, potrebbero consentire un ulteriore espansione nel mercato di riferimento. Per la Fiom, nel cambiamento infrastrutturale in atto, la business unit Automazione può e deve rimanere un asset strategico per Leonardo e per tutto il Paese". Le attività e lo sviluppo delle tecnologie per i sistemi di smistamento di pacchi e di bagagli, infatti, prosegue il sindacato, "rappresentano e devono rappresentare per il futuro un pezzo di sistema industriale strategico per il rilancio dei settori in crisi legati al trasporto e civile e commerciale, garantendo insieme la sicurezza per il Paese. Condividere dunque la scelta dell'azienda da parte delle massime istituzioni dello Stato è ingiustificabile e rappresenta una visione miope che porta ad un ulteriore ridimensionamento industriale, al contrario servono investimenti pubblici e privati per aumentarne lo sviluppo e il rilancio", conclude Gonzato.

Ancora più piccata la presa di posizione della Uilm con Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova che non usa mezzi termini nei confronti dell'uscita del ministro. "Francamente trovo alquanto discutibile che un autorevole ministro come Giorgetti, che si intende di economia, oltre ad avere una conoscenza dell’apparato industriale, chiamato a rispondere a una interrogazione in parlamento sulla divisione automazione, invece di esporre in modo autonomo, legge come se fosse sotto dettatura una velina passata da Leonardo che non lascia intravedere nulla di buono per la divisione Automazione. Registro un passo indietro rispetto all’anno scorso -dice Apa- il che mi fa pensare che Leonardo non ha le idee chiare. La politica dovrebbe vigilare sui gruppi dirigenti perché, dal destino degli stessi, dipende il futuro dei lavoratori e anche perché gli stessi vengono nominati dalla politica su una logica spartitoria che non sempre corrisponde all’autorevolezza e alle capacità imprenditoriali di cui le aziende necessitano".

"Abbiamo necessità di chiarezza, è inutile che qualcuno sbandieri su Genova 40 milioni di investimenti -tuona Apa- Sarebbe opportuno capire dove saranno indirizzati e con quali finalità. Altrettanto dicasi per lo sbandierato calcolatore che, in assenza degli scienziati, allo stato attuale può contare su un organico di una decina di persone. Non abbiamo bisogno di fuochi d’artificio e di specchietti per le allodole. Nemmeno la tanto sbandierata centralità della cyber, allo stato attuale, esiste, se non a parole. Sono quattro anni che questa società non annovera dirigenti all’altezza della situazione. Non molleremo facilmente sulla vicenda Automazione -ribadisce Apa- ritenuta da noi strategica. La finanza può essere al servizio dell’industria: lo dimostra la vicenda Ansaldo, con CdP che, invece di comprare alberghi o altro, può, se lo vuole, assecondare la risoluzione della vicenda Automazione. Per questo l’11 maggio faremo un convegno: per mettere in evidenza le contraddizioni insite in Leonardo. E per questo -conclude Apa- svilupperemo ulteriori mobilitazioni affinché il ministro Giorgetti possa sentire altre voci e altre opinioni, formalizzando un tavolo di discussione tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, in modo da avere una esposizione puntuale da entrambi le parti".

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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