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CLARA MOSCHINI

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Ita e sindacati, prima riunione e subito scontro

Scoppia la bomba del call center di Almaviva Contact. Fassina: "Il Governo deve bloccare l'appalto al massimo ribasso"

"Ita vuole avere mano libera sul contratto, vuole scegliersi i propri dipendenti, non tenendo conto delle esperienze lavorative". Bastano queste poche parole pronunciate dal segretario generale Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, per capire che il primo atto del rapporto Ita-sindacati non è andato a buon fine. Questa mattina alle 10:30 i sindacati erano convocati dalla newco per parlare dei vari punti all'odg primo fra tutti quello dell'occupazione, con 2800 dipendenti da scegliere, diciamo così, fra gli 11 mila attualmente alle dipendenze di Alitalia in disarmo. Uscendo dall'incontro con l'azienda, Tarlazzi ha spento ogni possibile fiamma di speranza su qualche accordo in vista. "Restano molti punti di distanza con l'azienda, chiediamo l'intervento di Palazzo Chigi nella trattativa e sul nodo dell'occupazione", spiega, risentito, Tarlazzi.

Che le cose non andassero per il verso giusto lo si è capito subito. A dare fuoco alle polveri è stata la dura presa di posizione di Almaviva Contact, la società che si occupa dei call-center di Alitalia, ormai ex-compagnia di bandiera. La società ha fatto avere oggi una nota al ministro delle Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, dopo aver appreso che Ita, società interamente pubblica, ha assegnato a un altro fornitore la gara per la gestione dei servizi di contact-center, sostitutivi di quelli tuttora in capo ad Alitalia.

Nella nota Almaviva chiede "una convocazione di garanzia in sede istituzionale delle parti interessate, al fine di scongiurare le conseguenze del mancato rispetto della clausola sociale nel cambio appalto per il call-center di Ita, Italia trasporto aereo, che mette a rischio immediato la continuità occupazionale di centinaia di lavoratori a Palermo e Rende, impegnati da vent'anni sul medesimo servizio assistenza clienti per Alitalia. Perché la tutela del lavoro non può ammettere discontinuità".

Almaviva imputa ad Ita di avere cambiato gestore per i call-center "senza applicare la clausola sociale prevista per il settore dei call-center in outsourcing che, in base al Ccnl di settore e alla legge, riconosce il diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro con l'eventuale nuovo fornitore delle stesse attività".

A rischio sono i 621 lavoratori dell'azienda, come specifica il comunicato di Almaviva. Il bando Ita, "con termini senza precedenti per gare di simili dimensioni", è stato reso noto sabato 31 luglio, chiuso nelle successive due settimane di agosto ed assegnato ieri, fissando a giorni la partenza di un servizio caratterizzato dalle stesse attività che Almaviva Contact eroga per l'analogo customer care Alitalia, attraverso 621 persone specificamente formate, oltreché dalla previsione di volumi di lavoro persino crescenti rispetto a quelli attuali.

Dalla parte di Almaviva si è schierato il deputato di Leu Stefano Fassina. "Il Governo -dice senza usare mezzi termini- deve bloccare l'appalto al massimo ribasso e senza clausola sociale per il servizio di call center assegnato da Ita ai danni di lavoratrici e lavoratori di Almaviva a Palermo e Rende. È inaccettabile l'ulteriore aggravamento delle condizioni di sfruttamento del lavoro, tanto più per opera di un'azienda pubblica al 100%. È sempre più evidente - prosegue- l'obiettivo della discontinuità imposto dalla Commissione europea sulla vicenda Alitalia: far decollare Ita come compagnia low-cost, quindi minimizzare i costi attraverso la concorrenza al ribasso sulla pelle dei lavoratori. Ma è soltanto l'inizio -aggiunge- poiché anche per le poche lavoratrici ed i pochi lavoratori delle attività di aviation in transito verso Ita vi sarà un'assunzione senza riconoscimento della storia professionale maturata, con un contratto peggiorativo e l'applicazione del Jobs Act con connessa discrezionalità assoluta di licenziamento.

Peggio ancora per il personale che verrà assunto dalle aziende per l'handling e per la manutenzione nelle quali Ita parteciperà insieme a soci privati. Oltre al danno per lavoratrici e lavoratori, la beffa di un piano industriale impossibile a fare di Ita una compagnia di bandiera. Il Governo -conclude l'esponente Leu- deve riaprire il negoziato con Bruxelles. Ita non ha futuro come compagnia low-cost. Il parlamento non può continuare a stare a guardare".

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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