Wall Street scende: banche sotto pressione, Boeing ed energia in spinta
CPI stabile e Fed orientata alla pausa; focus su trimestrali bancarie ed ordini aeronautici
I mercati statunitensi hanno registrato una flessione ieri: il Dow Jones ha lasciato lo 0,8% chiudendo a 49.191,99 punti, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,19% a 6.963,74 e il Nasdaq Composite è sceso dello 0,1% a 23.709,87, dopo due sedute consecutive di massimi di chiusura.
Nonostante il calo degli indici, la maggior parte dei settori ha chiuso in territorio positivo, con l’energia in testa; il comparto finanziario ha invece segnato il peggior risultato.
Sul fronte societario, JPMorgan è stata tra le più penalizzate: il titolo ha perso il 4,2%, terza peggior performance del Dow, dopo ricavi del quarto trimestre inferiori alle attese per via di una contrazione delle commissioni dell’investment banking. La banca stima per l’anno un margine di interesse netto (escluse le attività di mercato) attorno a 95 miliardi di dollari, sotto il consenso Visible Alpha (95,6 miliardi), osservano gli analisti di Raymond James. Nel corso della settimana sono attesi i risultati di altre grandi banche: Wells Fargo, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Citigroup.
Delta Air Lines ha riportato ricavi trimestrali sotto le aspettative, pur battendo le stime sugli utili e confermando l’obiettivo di crescita degli utili del 20% per il 2026; il titolo ha perso il 2,4%. La compagnia ha inoltre annunciato un ordine fino a 60 aerei B-787 Dreamliner per sostenere l’espansione long-haul (vedi AVIONEWS): Boeing ha beneficiato della notizia, con il titolo in rialzo del 2% e con il gruppo che lo scorso anno ha superato Airbus per nuovi ordini, oltre a registrare consegne al livello più alto dal 2018.
Sul piano geopolitico, il presidente Trump ha sospeso ogni incontro con funzionari iraniani fino alla fine delle repressioni contro i manifestanti, promettendo aiuti e minacciando dazi del 25% verso Paesi che intrattengano relazioni commerciali con l’Iran.
A livello macro, l’inflazione CPI di dicembre è salita del 2,7% annuo, in linea con le attese; il core CPI è aumentato del 2,6% annuo, sotto il consenso del 2,7%. Scott Anderson (BMO) nota l’assenza di evidenze di inflazione dei beni dovuta ai dazi, mentre la pressione sui servizi rimane elevata. Dopo i dati, la probabilità che la Fed mantenga i tassi a fine mese è salita al 97%: i responsabili della politica monetaria, incluso il presidente della Fed di St. Louis Alberto Musalem, segnalano pochi presupposti per un allentamento nel breve periodo, con la politica valutata sostanzialmente neutrale.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency