Golfo Persico: massiccio schieramento Usa e rischi di confronto
Portaerei, velivoli caccia, stealth e missili: equilibrio delicato tra opzioni militari e trattative diplomatiche
Washington ha dispiegato nel Golfo la più consistente concentrazione di mezzi aerei e navali dagli schieramenti legati all'invasione dell'Iraq del 2003: nella regione sono arrivati caccia stealth di quinta generazione (F-35 e F-22), una seconda portaerei con velivoli d'attacco e capacità di guerra elettronica, oltre ad asset di comando e controllo e sistemi avanzati di difesa aerea.
Secondo il "Wall Street Journal", l'insieme delle forze abilita agli Stati Uniti la conduzione di una campagna aerea prolungata per settimane, alternativa a raid limitati come quello di giugno contro tre siti nucleari iraniani. Tra le opzioni militari al vaglio figurano attacchi mirati contro impianti nucleari e missilistici o campagne più estese dirette alla leadership politico-militare iraniana.
Il presidente Trump dichiara di preferire una soluzione diplomatica che elimini il programma nucleare di Teheran e le forze regionali ad esso allineate, pur riconoscendo l'improbabilità che l'Iran abbandoni il proprio deterrente balistico. Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu spinge per un inasprimento della pressione militare.
Sul piano strategico gli Usa mantengono un netto vantaggio tecnologico, ma l'Iran conserva capacità di risposta significative, un arsenale missilistico robusto e la possibilità di interferire con il traffico nello Stretto di Hormuz. In parallelo proseguono contatti diplomatici: delegazioni americane ed iraniane si sono incontrate a Ginevra sul tema dell'arricchimento dell'uranio. La Casa Bianca ha descritto i progressi come modesti e ha osservato che le distanze rimangono ampie; funzionari stranieri temono che Teheran possa limitarsi a sospendere temporaneamente l'attività per guadagnare tempo.
AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency