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CLARA MOSCHINI

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Operazione Centcom: recupero pilota ed attacco di precisione

B‑1 e MQ‑9 coordinati con Sof: interdizione delle minacce e copertura all'esfiltrazione

Dopo l’esfiltrazione del pilota e delle unità speciali, gli aerei ancora a terra sono stati immediatamente fatti decollare ed anche quattro elicotteri MH‑6 "Little Bird" delle operazioni speciali sono saliti in volo per evitare che venissero catturati dagli iraniani. Tre aeromobili “sostitutivi” hanno preso il cielo in successione: il velivolo che trasportava il pilota recuperato è partito per primo, seguito dagli altri assetti della formazione. Quando dalla missione è arrivata la conferma che l'aereo aveva varcato lo spazio iraniano, alla Casa Bianca è stato annunciato il successo dell’operazione. 

Il presidente ha commentato che, in scenari ostili —come quelli del Vietnam— il recupero di un pilota abbattuto è spesso impossibile; in questo caso il colonnello, pur ferito, è riuscito a rifugiarsi in una cavità ed a percepire le chiamate delle forze statunitensi, con dinamiche che ha definito "straordinarie". Le forze impiegate sotto il Comando centrale hanno applicato una potenza di fuoco significativa per neutralizzare le minacce nelle vicinanze: quattro aerei bombardieri B‑1, inseriti in un più ampio pacchetto, hanno sganciato quasi 100 bombe a guida satellitare (JDAM/GBU), mentre sistemi ISR e droni MQ‑9 Reaper hanno condotto attacchi contro elementi iraniani che tentavano di avvicinarsi al nascondiglio del colonnello, assicurando la via d’esfiltrazione.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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