Crosetto difende gli investimenti militari come pilastro dello Stato
La sicurezza come infrastruttura: protezione collettiva a sostegno di servizi essenziali
In un’intervista ad "Il Foglio", il ministro della Difesa Guido Crosetto contesta la narrazione che riduce le spese militari ad unicamente un costo improduttivo per il bilancio pubblico. Secondo il ministro, l’investimento nella sicurezza nazionale viene troppo spesso bollato come spreco che sacrifica altre priorità, fino a diventare un tabù trasversale nella politica italiana. Questo atteggiamento, avverte, penalizza il consenso politico verso scelte necessarie per la protezione collettiva. Inoltre richiama anche esempi internazionali: cita il governo di Sánchez che nel 2025 ha incrementato del 50% il proprio budget per la difesa, portandolo oltre il 2% del Pil —un aumento che, osserva, è stato più marcato del nostro.
Crosetto respinge la retorica semplice e pericolosa che vuole gli stanziamenti militari come alternativi ad altri capitoli di spesa, ricordando che la sicurezza è la base su cui poggiano servizi essenziali come sanità, istruzione e cultura. Paragona le forze armate a fondazioni e copertura di un edificio: gli arredi sono utili, ma senza struttura tutto crolla. Conclude invitando a rafforzare la Difesa anche nei vincoli di bilancio attuali: il tema non scomparirà con il cambio di ministro e, se trascurato, rischia di aggravarsi. Per Crosetto, è indispensabile costruire una capacità difensiva più solida di quella attuale.
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